Irlanda del Nord
Il confine labile tra repubblicani e orangisti
L'Irlanda tornerà di nuovo unita?
Nuovi lavori per il team di Nova Lectio in terra irlandese per un nuovo documentario sulla possibile unificazione dell'isola in uscita nell'estate del 2026
Giant's Causeway
Dunluce Castle
Donegal
Slieve League
Le origini storiche del conflitto
Per comprendere davvero i Troubles bisogna tornare indietro di diversi secoli. Il conflitto in Irlanda del Nord non nasce improvvisamente nel XX secolo, ma affonda le sue radici nella storia della dominazione inglese sull’isola d’Irlanda.
Un momento chiave è la Plantation of Ulster del XVII secolo. Dopo varie ribellioni irlandesi contro la corona inglese, il governo di Londra confiscò grandi porzioni di terra nella provincia dell’Ulster e vi insediò coloni protestanti provenienti principalmente da Inghilterra e Scozia. Questi nuovi coloni ricevettero terre e privilegi, mentre la popolazione cattolica locale venne marginalizzata politicamente ed economicamente.
Con il tempo si formarono due comunità con identità molto diverse: 1)Unionisti o lealisti, prevalentemente protestanti, favorevoli a restare parte del Regno Unito. 2)Nazionalisti o repubblicani, prevalentemente cattolici, favorevoli a un’Irlanda indipendente e unita.
Questa divisione non era solo religiosa, ma anche politica, culturale e sociale.
Nel XX secolo la questione irlandese si intensificò con la guerra per l’indipendenza contro la Gran Bretagna. Il conflitto si concluse con il Anglo-Irish Treaty del 1921, che creò lo Stato Libero d’Irlanda (poi diventato la Republic of Ireland).
Tuttavia sei contee dell’Ulster rimasero nel Regno Unito, formando Northern Ireland. Questo evento è noto come Partition of Ireland.
In Irlanda del Nord la maggioranza protestante controllava il governo locale. Per decenni la minoranza cattolica denunciò discriminazioni in diversi ambiti: assegnazione delle case popolari; opportunità di lavoro; sistema elettorale e rappresentanza politica; comportamento delle forze di polizia.
Queste tensioni sociali accumulatesi nel tempo avrebbero poi alimentato l’esplosione del conflitto negli anni Sessanta.
Belfast
Il movimento per i diritti civili e l’inizio dei Troubles
Negli anni ’60 una nuova generazione di attivisti cattolici iniziò a chiedere riforme democratiche in Irlanda del Nord. Il movimento per i diritti civili si ispirava in parte alle proteste negli Stati Uniti guidate da figure come Martin Luther King Jr.
Le organizzazioni civili chiedevano riforme relativamente moderate: fine delle discriminazioni nell’assegnazione delle abitazioni; uguaglianza nel sistema elettorale; riforma della polizia locale, la Royal Ulster Constabulary.
Le manifestazioni iniziarono nel 1968, ma spesso vennero attaccate da gruppi lealisti o represse dalla polizia. Le tensioni sfociarono presto in violenze di strada, soprattutto nelle città di Belfast e Derry.
Nel 1969 la situazione degenerò in veri e propri scontri settari. Quartieri cattolici e protestanti iniziarono a scontrarsi violentemente e il governo britannico decise di inviare l’esercito per ristabilire l’ordine.
L’arrivo dei soldati britannici segnò l’inizio di una lunga fase di conflitto armato conosciuta come The Troubles.
In alto Falls Road (cattolici)in basso Shankill Road (protestanti)

Mark, protestante di Shankill
La radicalizzazione e la nascita dei gruppi paramilitari
Con l’aumento della violenza, diverse organizzazioni paramilitari iniziarono a giocare un ruolo centrale nel conflitto.
Sul fronte repubblicano emerse la Provisional Irish Republican Army (IRA), che sosteneva la lotta armata contro la presenza britannica in Irlanda del Nord con l’obiettivo finale di unire l’isola.
Sul fronte opposto si svilupparono gruppi paramilitari lealisti, tra cui: Ulster Volunteer Force, Ulster Defence Association.
Il conflitto prese la forma di una guerra irregolare fatta di: attentati con bombe, omicidi mirati, rappresaglie contro civili, operazioni militari britanniche.
Negli anni ’70 la violenza raggiunse livelli altissimi.
In alto Michael, ex combattente dell'IRA
Il Bloody Sunday (1972)
Uno degli episodi più traumatici dell’intero conflitto avvenne il 30 gennaio 1972 a Derry.
Durante una manifestazione per i diritti civili organizzata contro l’internamento senza processo, i paracadutisti dell’esercito britannico aprirono il fuoco sui manifestanti disarmati.
L’evento è passato alla storia come Bloody Sunday.
Il bilancio fu devastante: 14 civili uccisi e numerosi feriti
L’impatto politico fu enorme. Molti cattolici persero completamente fiducia nelle istituzioni britanniche e il reclutamento nell’IRA aumentò drasticamente.
Il Bloody Sunday divenne uno dei simboli più potenti del conflitto.


John, fratello di una delle 14 vittime innocenti del Bloody Sunday
Il carcere di Maze e la protesta degli H-Block
Negli anni ’70 centinaia di militanti repubblicani vennero arrestati e incarcerati nella HM Prison Maze, vicino Belfast. I blocchi della prigione avevano una forma architettonica particolare, simile alla lettera H, da cui deriva il nome H-Blocks. Nel 1976 il governo britannico abolì lo status di prigionieri politici per i detenuti paramilitari. Da quel momento sarebbero stati trattati come criminali comuni. I detenuti repubblicani reagirono con proteste sempre più radicali: Blanket protest: rifiuto di indossare l’uniforme carceraria. Dirty protest: rifiuto di lavarsi e protesta nelle celle
La prigione diventò un simbolo politico centrale per il movimento repubblicano.


In alto Milltown Cemetery con le tombe di Gerry e Giovanni Conlon, (i 4 di Guildford, il film "Nel Nome del Padre" riporta la vicenda), in basso l'ex combattente IRA e prigioniero politico Peadar
Bobby Sands e lo sciopero della fame del 1981
La protesta culminò nel 1981 con uno sciopero della fame guidato da Bobby Sands, membro dell’IRA.
I prigionieri chiedevano cinque concessioni principali, tra cui: non indossare uniformi carcerarie; non svolgere lavori obbligatori; poter organizzare attività politiche tra detenuti. Durante lo sciopero della fame avvenne un fatto clamoroso: Bobby Sands venne eletto al Parliament of the United Kingdom mentre era ancora in prigione.
Il governo britannico guidato da Margaret Thatcher rifiutò comunque di concedere lo status politico ai prigionieri.
Dopo 66 giorni senza cibo, Sands morì. In totale morirono dieci prigionieri durante lo sciopero della fame.
L’evento ebbe enorme risonanza internazionale e trasformò Sands in un simbolo della causa repubblicana.
Robert, compagno di cella di Bobby Sands
Tre decenni di violenza
Tra gli anni ’70 e ’90 l’Irlanda del Nord visse una situazione di violenza quasi permanente.
Il conflitto coinvolse tre attori principali: gruppi repubblicani (come l’IRA); gruppi paramilitari lealisti; esercito e governo britannico.
Le città furono profondamente segnate dal conflitto. Quartieri cattolici e protestanti vennero separati da muri e barriere di sicurezza, i cosiddetti peace walls.
Nel complesso i Troubles causarono più di 3.500 morti
e circa 50.000 feriti.
Per una regione relativamente piccola, fu un impatto enorme.
In alto, insieme a Marc "FreedomDad" ex-combattente, loyalista ed attivista di destra insieme all'amico Mark, east-Belfast
Il processo di pace
Negli anni ’90 iniziò finalmente un lento processo diplomatico. Contatti segreti tra governo britannico, governo irlandese e gruppi paramilitari aprirono la strada a negoziati più ampi.
Il momento decisivo arrivò nel 1998 con il Good Friday Agreement.
Questo accordo stabilì: un governo condiviso tra unionisti e nazionalisti in Irlanda del Nord; cooperazione istituzionale con la Repubblica d’Irlanda; progressivo disarmo dei gruppi paramilitari; riforma delle forze di polizia.
Il referendum sull’accordo venne approvato sia in Irlanda del Nord sia nella Repubblica d’Irlanda.
In alto Sean, ragazzo di west-Belfast


In alto Carrick A-Reede
L’Irlanda del Nord oggi
Oggi la violenza dei Troubles è in gran parte terminata, ma le divisioni sociali e identitarie non sono scomparse completamente.
Molti quartieri restano separati e la memoria del conflitto è ancora molto presente nella società. Murales politici, commemorazioni e narrazioni storiche differenti mantengono vive le identità delle due comunità.
Negli ultimi anni la Brexit ha riaperto alcune tensioni, soprattutto per la questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.
Nonostante queste difficoltà, la situazione rimane incomparabilmente più stabile rispetto al periodo dei Troubles.
In alto lo staff di Nova Lectio: da sinistra Luca Di Bianca (logistica ed interviste), Alberto Lodi (conduttore), Filippo Giaccaglia (Filmaker), Sukhraj Singh (grafico)
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