Gli spettri dei Balcani
Serbia e Bosnia tra guerra, presente e futuro
Gli spettri dei Balcani - Nova Lectio Documentary
Lo staff di Nova Lectio si è recato in Serbia ed in Bosnia per raccontarne la storia recente e la realtà contemporanea. Dalle guerre fratricide degli anni '90 al presente, analizzando i rapporti geopolitici con le super potenze mondiali. I due documentari saranno pubblicati sul canale youtube nei primi mesi del 2026.
In alto lo staff di Nova Lectio, da sinistra: Luca Di Bianca (travel manager), Simone Guida (conduttore e proprietario del canale), Filippo Giaccaglia (filmaker), Sukhraj Sing (Graphic and Motion designer)
PRIMO DOCUMENTARIO:
SERBIA - IL PAESE CHE LA NATO HA BOMBARDATO E POI DIMENTICATO
Il lavoro ripercorre i bombardamenti NATO del 1999 e le conseguenze che ancora segnano il Paese, segue le proteste contro la corruzione e le derive autoritarie, e analizza la posizione della Serbia nello scenario geopolitico tra Unione Europea, Russia e Cina. Attraverso le voci di cittadini, studenti, attivisti ed esperti, emerge una domanda centrale: la Serbia può davvero guardare al futuro se le nuove generazioni continuano a portare il peso di un passato ancora irrisolto?
BOMBARDAMENTO NATO
Nel ’99 la NATO bombarda la Serbia per fermare i crimini di guerra che Milošević stava facendo in Kosovo. Però molti qui pensano che ci fosse anche un obiettivo geopolitico: trasformare il Kosovo in un avamposto occidentale. Da allora la Serbia si fida poco dell’Europa… e guarda alla Russia come l’alleato più sicuro.



in alto lo staff di Nova Lectio insieme a Miljan Miljevic e Andrija Vatociv del Serbian Private Tour
PARCO DEI PIONIERI
Le proteste in Serbia sono esplose dopo il crollo di una struttura a Novi Sad nel 2024: sedici morti e accuse di corruzione. Da lì studenti e cittadini si sono ritrovati al Parco dei Pionieri contro governo e censura. La risposta è stata dura, ma mostra quanto la gente sia stanca e voglia cambiare.
...insieme a Dragan Gmizic giornalista di "Balkan Investigating Reporting"
BELGRADO
Belgrado significa “fortezza bianca”: da Kalemegdan vedi Sava e Danubio incontrarsi, ed è già tutta la sua storia. È un mix unico di imperi, Jugoslavia e brutalismo, ma anche tanta vita e creatività. Oggi è il motore economico del Paese: moderna, viva, ma sempre con quella bellezza un po’ ruvida che la rende diversa ed unica.
SAN SAVA
La chiesa di San Sava rappresenta l’identità serba. L’ortodossia qui ha tenuto il Paese unito in secoli di dominazioni straniere. San Sava è il punto di riferimento spirituale e culturale: capire lui significa capire l’anima profonda della Serbia.
TITO
Tito è ancora una figura che divide: ha tenuto insieme la Jugoslavia per decenni, senza schierarsi né con USA né con URSS. C’è chi lo vede come stabilità e convivenza, e chi come repressione. Ma rimane uno dei pochi leader della Guerra Fredda rispettato da entrambe le superpotenze.
...via terra verso Sarajevo e sosta a Mecavnik...
Mecavnik è il paese che Kusturica ha sognato per ricordarci che la vita è un miracolo. Qui il legno parla, le montagne ascoltano, e ogni strada sembra uscita da un film dove il caos diventa poesia. In questo villaggio il mondo non si spiega: si celebra, si ride, si suona… e per un momento tutto torna possibile.


SECONDO DOCUMENTARIO
BOSNIA - LA POLVERIERA D'EUROPA
Questo documentario esplora la Bosnia ed Erzegovina, uno dei Paesi più fragili d’Europa. Vengono analizzati la guerra degli anni Novanta, l’assedio di Sarajevo, il genocidio di Srebrenica e le violenze che hanno colpito anche luoghi come Višegrad, lungo il fiume Drina.
Attraverso spiegazioni semplici, luoghi reali e storie personali, si mostra come il passato della Bosnia continui ancora oggi a influenzare la vita quotidiana. Il Paese è diviso, politicamente instabile e attraversato da tensioni mai risolte.
Emerge una domanda chiara: la Bosnia può andare avanti se i suoi abitanti vivono ancora con il timore che il passato possa tornare?
In alto la vettura ed il luogo dell'attentato all'Arciduca Francesco Ferdinando del 1914 che innescò la Prima Guerra Mondiale.
Sotto le interviste a Amela Dzebo, ragazza bosniaca, per parlare della Bosnia di oggi. E alla giornalista Sanija Salihi, famosa reporter locale.
SARAJEVO SOTTO ASSEDIO
Sarajevo è stata assediata per oltre tre anni dal 1992: due terzi della città distrutti, più di diecimila morti, migliaia di civili e bambini colpiti dai cecchini sulle colline. Era una città intrappolata in una valle, perfetta da bombardare. Ancora oggi il suo paesaggio racconta quell’incubo (sotto, insieme al veterano di guerra Adnan Habul) davanti all'ex Holiday Inn, famoso per aver ospitato i giornalisti di tutto il mondo durante l'assedio).
HUMAN SAFARI
...tre punti per i bambini, due punti per le donne ed un punto per gli uomoni... Durante l’assedio di Sarajevo, alcuni italiani pagarono migliaia di euro per essere portati sulle colline e sparare contro civili inermi, donne e bambini compresi.
Quelle “vacanze da cecchino” sono oggi al centro di un’inchiesta della magistratura di Milano per omicidio volontario aggravato.Un oscuro episodio che rivela crudeltà e ipocrisia in piena guerra, tra caos e silenzio internazionale.
TUNNEL DELLA SPERANZA
Scavato sotto l’aeroporto durante l’assedio, il Tunnel della Speranza era l’unico collegamento tra Sarajevo assediata e il resto del mondo. Un passaggio stretto, basso, fangoso, dove passavano armi, medicine, cibo e speranze. Senza questo tunnel, la città sarebbe crollata.
IL GENOCIDIO DI SREBENICA
Nel luglio 1995, le truppe di Ratko Mladić entrarono a Srebrenica, zona “protetta” dall’ONU, e uccisero oltre 8.000 bosniaci musulmani in pochi giorni, nel primo genocidio europeo dopo la Seconda guerra mondiale. Caschi blu, Europa e comunità internazionale guardarono dall’altra parte, facendo finta di nulla. Il Memoriale di Potočari resta oggi un luogo silenzioso e doloroso, impossibile da ignorare. È una ferita enorme nella storia bosniaca e balcanica

Alcuni disegni fatti dai soldati dell'Onu che mostrano il senso di impotenza e la frustazione.




In alto lo staff di Nova Lectio insieme ad una famiglia di Srebenica sopravvissuta al genocidio
VISEGRAD
E' il simbolo delle guerre balcaniche; il ponte di Andrić, che nel suo romanzo rappresenta secoli di convivenza e tensioni, negli anni ’90 diventa davvero teatro di massacri. Qui centinaia di civili furono uccisi e intere comunità bosgnacche sparirono in poche settimane. È uno di quei luoghi dove la storia ha smesso di essere metafora.
MOSTAR
Famosa per il ponte, ma non è solo una cartolina: durante la guerra è stato fatto saltare nel ’93, ed è stato ricostruito pietra per pietra nel 2004 usando tecniche ottomane originali. Gli abitanti dicono che finché il ponte rimane in piedi, la città respira. E poi c’è l’usanza dei tuffatori: ragazzi che ancora oggi si buttano da 20 metri nel fiume gelido, come rito di coraggio e identità.
BLAGAJ
La tekke di Blagaj sembra un luogo sospeso: la casa dei dervisci appoggiata alla roccia, la sorgente che nasce come un respiro freddo dalla montagna. Qui i sufi cercavano il silenzio interiore, convinti che l’acqua che sgorga fosse un simbolo dell’anima che si rinnova. È uno dei posti più carichi di calma di tutta la Bosnia.
KRAVICE
Tutti conoscono Kravice d’estate, ma d’inverno è quasi più bella: niente folle, solo il rumore dell’acqua e quella nebbia che sale dalle cascate come fosse fumo. Sembra un set fantasy. È freddo, sì, ma è il momento migliore per vederla davvero, senza gente che si tuffa ovunque.
POCITELJ
Uno storico villaggio fortificato della Bosnia ed Erzegovina, affacciato sul fiume Neretva. Celebre per l’architettura ottomana e la sua atmosfera senza tempo, è oggi patrimonio culturale di grande valore.
Mi affascinano molto i paesi balcanici, qualche volta mi hanno anche scambiato per un abitante dell'est europa, forse per via del mio inglese con uno slang un po rude e per i tratti somatici simili agli slavi. Una volta mi chiesero proprio se fossi "Jugoslavo" anche se la jugoslavia gia si era divisa. Questa affermazione mi fece sorridere e mi rimase in testa ed oggi posso dire che... sì, aveva ragione, forse sono attratto da questi paesi proprio perche tutti insieme rispecchiano il mio stato interiore, controversi, mine vaganti fra la guerra e la pace, vittime e carnefici, alla continua ricerca di un equilibrio da trovare.
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