Maggio 2014 presentazione del nuovo libro, una raccolta di pensieri, poesia, prosa e immagini, i cui primi proventi andranno in beneficenza all'Associazione Tam Tam per gli orfani di Addis Abeba.
Sotto alcune foto insieme all'associazione ed eventi svolti a Roma e dintorni.
Dalle Università ai campi profughi, tra Salonicco e Atene
GRECIA PROJECT, un nuovo documentario Nova Lectio
Luca Di Bianca (scrittore-viaggiatore), Simone Guida (Nova Lectio YouTube channel) e Giovanni Murgia (videomaker) di nuovo in viaggio insieme per la creazione di un documentario in uscita a febbraio 2025 sulla Grecia post crisi, sulle questioni economiche-sociali e le nuove sfide, da Salonicco ad Atene, dalle Università ai campi profughi. Come Leonida (foto in copertina) e i suoi Spartani difesero le Termopili contro un nemico schiacciante, così i Greci dopo la crisi, stanno trovando la forza di rialzarsi e ricostruire il proprio futuro. La loro resilienza, forgiata nelle difficoltà, è stata la chiave per superare le sfide e rinascere più forti di prima.La CRISI ECONOMICA GRECA, che ha avuto inizio nel 2009, è stata una delle più gravi della storia recente. La Grecia ha affrontato una grave recessione, con un alto tasso di disoccupazione, un crescente debito pubblico e una riduzione drastica dei servizi sociali. La crisi è stata in gran parte causata dalla combinazione di un debito pubblico insostenibile, una gestione economica inefficiente e la crisi finanziaria globale. Le politiche di austerità imposte dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione, portando a un aumento della povertà e delle disuguaglianze. Nonostante i segnali di ripresa negli ultimi anni, la Grecia continua a fare i conti con le cicatrici lasciate dalla crisi. Sopra l'intervista all'esperto di Economia Kostantinos Papadopoulos presso l'Università Aristotele di Salonicco
Un'altra questione importante che grava sull'impatto economico e sociale del paese è quella dell'IMMIGRAZIONE soprattutto derivante dai paesi del Medio Oriente. La Grecia è "la porta dell'Europa" dove tutti i profughi vorrebbero andare, una sorta di paradiso per chi scappa da guerre e fame ma la loro corsa si infrange nel limbo dei campi profughi. Il documentario ha fatto una tappa importante a quello di Diavata con interviste e donazioni per dare luce al progetto sostenuto dai volontari di "Naomi" presso la struttura "Casa Base" con a capo Dorothee Vakalis (nella foto sotto).Il campo profughi di Diavata ospita migliaia di rifugiati e migranti. Le condizioni nel campo sono spesso difficili, con accesso limitato a risorse essenziali come acqua, cibo e assistenza sanitaria.L'associazione "Naomi", attraverso il progetto "Casa Base", offre supporto fondamentale ai rifugiati di Diavata, fornendo accoglienza, assistenza legale e psicologica, nonché attività di integrazione sociale e culturale. L'obiettivo principale di Casa Base è creare un ambiente sicuro e dignitoso per i migranti, promuovendo l'autonomia e la tutela dei diritti umani, in un contesto di grande vulnerabilità. (In basso le attività con i bambini e la distribuzione di beni di prima necessità)Luca Di Bianca aveva già visitato e fatto attività di volontariato presso "Casa Base" nel 2022.Salonicco la torre bianca e l'arco di Galerio
NELLE TAVERNE DI SALONICCO
Il rebetiko è un genere musicale nato nei quartieri popolari di Atene e Salonicco all'inizio del XX secolo, spesso associato alla vita degli emarginati, dei rifugiati e dei lavoratori. La sua musica, influenzata dalla tradizione greca, turca e dei Balcani, esprimeva il dolore, la resistenza e la ricerca di libertà in tempi di difficoltà. Con il suo ritmo ipnotico e le sue parole cariche di emozioni, il rebetiko trasmette un messaggio mistico di resilienza e speranza, trasformando il dolore in bellezza e offrendo un rifugio spirituale a chi lo ascolta. Sotto l'incontro e l'intervista al musicista Alekos Tsolakis.Visita, intervista e donazione all'associazione WAVE (World Action Volunteers for Elimination of Hunger), un'organizzazione di volontariato a Salonicco che si dedica alla preparazione e distribuzione di pasti caldi per i senza tetto e i rifugiati. Attraverso il suo lavoro, WAVE cerca di alleviare la povertà e la fame nelle persone più vulnerabili, offrendo supporto nutrizionale e solidarietà in un contesto di crescente difficoltà sociale. L'associazione si impegna a garantire un aiuto concreto a chi vive in condizioni di estrema precarietà.
PASSO DELLE TERMOPILI, monumento a Leonida
Leonida I re di Sparta è ricordato per il suo eroico sacrificio durante la Battaglia delle Termopili nel 480 a.C. Con soli 300 soldati spartani, resistette contro l'immensa armata persiana di Serse che all'ordine di deporre le armi rispose con "vieni a prenderle",ribadendo l'impossibilità di sottomettersi alla volontà persiana, esprimendo un'incredibile fierezza e un rifiuto netto alla resa, scegliendo di combattere fino alla morte per difendere la Grecia.
ATENE
Piazza Syntagma è stata il cuore pulsante delle proteste durante la crisi economica greca. Davanti al Parlamento ellenico (in foto), migliaia di cittadini si sono radunati per manifestare contro l’austerità imposta, trasformando questo luogo simbolico in un teatro di tensioni sociali e richieste di giustizia economicaTra le interviste svolte nella capitale greca, quella al professore di sociologia dell'Università di Atene, Theocharis MalamidisIn basso altre interviste in terra greca: Fenia Tsaganakis (madre e business woman), Sofia Dimos (studentessa), the Manager of Blue Bottle Hotel,Michalis Goudis (giornalista e direttore dell' Heinrich Böll Stiftung di Salonicco)Il Partenone, maestoso tempio dorico dedicato ad Atena, domina l'Acropoli di Atene, simbolo della civiltà classica e della democrazia.
RIFLESSIONI SUL DEBITO GRECO (o NOSTRO?)
Forse non è la Grecia ad essere in debito con l'Europa, ma è l'Europa ad essere in debito con la Grecia. Il loro legame con la cultura, la filosofia, la democrazia e l'arte è un debito che trascende il tempo e che non può essere ripagato in denaro. Ogni progresso che abbiamo fatto, ogni conquista che celebriamo, affonda le radici nella loro eredità. Eppure, troppo spesso dimentichiamo che la nostra civiltà è cresciuta sulle fondamenta che loro hanno gettato. Se esiste un debito, è il nostro verso di loro, per tutto ciò che ci hanno donato e che continua a vivere nelle nostre menti e nelle nostre società.
IL LATO OSCURO DI BALI - nuovo documentario Nova Lectio
Bali, l’isola indonesiana di circa 4,5 milioni di abitanti, è conosciuta in tutto il mondo come un paradiso turistico: spiagge da sogno, feste in stile Ibiza e un fascino spirituale fatto di antichi rituali e monumenti induisti. Ma dietro questa immagine idilliaca si nasconde un lato oscuro di cui si parla poco. Nel video si va a fondo per capire perché Bali non è solo il “paradiso del turismo” che molti immaginano.
Si parte con una panoramica sulla storia dell’isola e su come sia diventata una delle principali mete turistiche globali. Dopo una breve introduzione, il documentario esplora il funzionamento del mercato della prostituzione a Bali e le dinamiche che spingono persone a entrarne a far parte. Viene quindi analizzato il legame tra turistificazione e mercato del sesso, mostrando come questi fenomeni si siano intrecciati nel tempo. Nella parte finale si riflette su cosa significhi tutto ciò per il futuro dell’isola, chiedendosi se Bali stia diventando un nuovo “Far East” del turismo.
Luca Di Bianca e Simone Guida aka Nova Lectio...alcuni scatti in giro per l'isola...
PURA TAMAN AYUNJATILUWI RICE FILEDULUN DANU BRATANALBA SUL MONTE BATUR TIRTA EMPULTANAH LOT TEMPLE
...alcuni commenti sul canale youtube...
"Sono indonesiano e vi ringrazio davvero per aver fatto questo documentario. Lo sapevo che a Bali ci sono dei problemi nascosti. Sopratutto il overtourism e la povertà. E' molto difficile a trovare lavoro normale a Bali. Bisogna lavorare fuori Bali. Per non parlare di fatto che il governo non protegge i locali col cuore. Pensano solo ai soldi dai turisti. Che tristezza è. Non vorrei che Bali perdesse sua anima"
"Ho visto varie persone (turisti e "nomadi digitali") andare a Bali. Posto bellissimo, dove puoi affittare stanze d'albergo o intere case incredibili a prezzi relativamente irrisori, lavorare al computer in bar molto trendy sulla spiaggia, eccetera eccetera; però mi ha sempre dato l'impressione di un paradiso di plastica costruito a uso e consumo dei turisti mentre i residenti si accontentano delle briciole. Questo video mi dice che era un'impressione corretta; peccato perché speravo di sbagliarmi, almeno in parte"
Nuovi lavori per il team di Nova Lectio in terra irlandese per un nuovo documentario sulla possibile unificazione dell'isola in uscita nell'estate del 2026Giant's CausewayDunluce CastleDonegalSlieve League
Le origini storiche del conflitto Per comprendere davvero i Troubles bisogna tornare indietro di diversi secoli. Il conflitto in Irlanda del Nord non nasce improvvisamente nel XX secolo, ma affonda le sue radici nella storia della dominazione inglese sull’isola d’Irlanda. Un momento chiave è la Plantation of Ulster del XVII secolo. Dopo varie ribellioni irlandesi contro la corona inglese, il governo di Londra confiscò grandi porzioni di terra nella provincia dell’Ulster e vi insediò coloni protestanti provenienti principalmente da Inghilterra e Scozia. Questi nuovi coloni ricevettero terre e privilegi, mentre la popolazione cattolica locale venne marginalizzata politicamente ed economicamente. Con il tempo si formarono due comunità con identità molto diverse: 1)Unionisti o lealisti, prevalentemente protestanti, favorevoli a restare parte del Regno Unito. 2)Nazionalisti o repubblicani, prevalentemente cattolici, favorevoli a un’Irlanda indipendente e unita. Questa divisione non era solo religiosa, ma anche politica, culturale e sociale. Nel XX secolo la questione irlandese si intensificò con la guerra per l’indipendenza contro la Gran Bretagna. Il conflitto si concluse con il Anglo-Irish Treaty del 1921, che creò lo Stato Libero d’Irlanda (poi diventato la Republic of Ireland). Tuttavia sei contee dell’Ulster rimasero nel Regno Unito, formando Northern Ireland. Questo evento è noto come Partition of Ireland. In Irlanda del Nord la maggioranza protestante controllava il governo locale. Per decenni la minoranza cattolica denunciò discriminazioni in diversi ambiti: assegnazione delle case popolari; opportunità di lavoro; sistema elettorale e rappresentanza politica; comportamento delle forze di polizia. Queste tensioni sociali accumulatesi nel tempo avrebbero poi alimentato l’esplosione del conflitto negli anni Sessanta.Belfast
Il movimento per i diritti civili e l’inizio dei Troubles Negli anni ’60 una nuova generazione di attivisti cattolici iniziò a chiedere riforme democratiche in Irlanda del Nord. Il movimento per i diritti civili si ispirava in parte alle proteste negli Stati Uniti guidate da figure come Martin Luther King Jr. Le organizzazioni civili chiedevano riforme relativamente moderate: fine delle discriminazioni nell’assegnazione delle abitazioni; uguaglianza nel sistema elettorale; riforma della polizia locale, la Royal Ulster Constabulary. Le manifestazioni iniziarono nel 1968, ma spesso vennero attaccate da gruppi lealisti o represse dalla polizia. Le tensioni sfociarono presto in violenze di strada, soprattutto nelle città di Belfast e Derry. Nel 1969 la situazione degenerò in veri e propri scontri settari. Quartieri cattolici e protestanti iniziarono a scontrarsi violentemente e il governo britannico decise di inviare l’esercito per ristabilire l’ordine. L’arrivo dei soldati britannici segnò l’inizio di una lunga fase di conflitto armato conosciuta come The Troubles.In alto Falls Road (cattolici)in basso Shankill Road (protestanti)Mark, protestante di Shankill
La radicalizzazione e la nascita dei gruppi paramilitari Con l’aumento della violenza, diverse organizzazioni paramilitari iniziarono a giocare un ruolo centrale nel conflitto. Sul fronte repubblicano emerse la Provisional Irish Republican Army (IRA), che sosteneva la lotta armata contro la presenza britannica in Irlanda del Nord con l’obiettivo finale di unire l’isola. Sul fronte opposto si svilupparono gruppi paramilitari lealisti, tra cui: Ulster Volunteer Force, Ulster Defence Association. Il conflitto prese la forma di una guerra irregolare fatta di: attentati con bombe, omicidi mirati, rappresaglie contro civili, operazioni militari britanniche. Negli anni ’70 la violenza raggiunse livelli altissimi.In alto Michael, ex combattente dell'IRA
Il Bloody Sunday (1972) Uno degli episodi più traumatici dell’intero conflitto avvenne il 30 gennaio 1972 a Derry. Durante una manifestazione per i diritti civili organizzata contro l’internamento senza processo, i paracadutisti dell’esercito britannico aprirono il fuoco sui manifestanti disarmati. L’evento è passato alla storia come Bloody Sunday. Il bilancio fu devastante: 14 civili uccisi e numerosi feriti L’impatto politico fu enorme. Molti cattolici persero completamente fiducia nelle istituzioni britanniche e il reclutamento nell’IRA aumentò drasticamente. Il Bloody Sunday divenne uno dei simboli più potenti del conflitto.John, fratello di una delle 14 vittime innocenti del Bloody SundayIl carcere di Maze e la protesta degli H-Block Negli anni ’70 centinaia di militanti repubblicani vennero arrestati e incarcerati nella HM Prison Maze, vicino Belfast. I blocchi della prigione avevano una forma architettonica particolare, simile alla lettera H, da cui deriva il nome H-Blocks. Nel 1976 il governo britannico abolì lo status di prigionieri politici per i detenuti paramilitari. Da quel momento sarebbero stati trattati come criminali comuni. I detenuti repubblicani reagirono con proteste sempre più radicali: Blanket protest: rifiuto di indossare l’uniforme carceraria. Dirty protest: rifiuto di lavarsi e protesta nelle celle La prigione diventò un simbolo politico centrale per il movimento repubblicano.In alto Milltown Cemetery con le tombe di Gerry e Giovanni Conlon, (i 4 di Guildford, il film "Nel Nome del Padre" riporta la vicenda), in basso l'ex combattente IRA e prigioniero politico PeadarBobby Sands e lo sciopero della fame del 1981 La protesta culminò nel 1981 con uno sciopero della fame guidato da Bobby Sands, membro dell’IRA. I prigionieri chiedevano cinque concessioni principali, tra cui: non indossare uniformi carcerarie; non svolgere lavori obbligatori; poter organizzare attività politiche tra detenuti. Durante lo sciopero della fame avvenne un fatto clamoroso: Bobby Sands venne eletto al Parliament of the United Kingdom mentre era ancora in prigione. Il governo britannico guidato da Margaret Thatcher rifiutò comunque di concedere lo status politico ai prigionieri. Dopo 66 giorni senza cibo, Sands morì. In totale morirono dieci prigionieri durante lo sciopero della fame. L’evento ebbe enorme risonanza internazionale e trasformò Sands in un simbolo della causa repubblicana.Robert, compagno di cella di Bobby Sands
Tre decenni di violenza Tra gli anni ’70 e ’90 l’Irlanda del Nord visse una situazione di violenza quasi permanente. Il conflitto coinvolse tre attori principali: gruppi repubblicani (come l’IRA); gruppi paramilitari lealisti; esercito e governo britannico. Le città furono profondamente segnate dal conflitto. Quartieri cattolici e protestanti vennero separati da muri e barriere di sicurezza, i cosiddetti peace walls. Nel complesso i Troubles causarono più di 3.500 morti e circa 50.000 feriti. Per una regione relativamente piccola, fu un impatto enorme.In alto, insieme a Marc "FreedomDad" ex-combattente, loyalista ed attivista di destra insieme all'amico Mark, east-Belfast
Il processo di pace Negli anni ’90 iniziò finalmente un lento processo diplomatico. Contatti segreti tra governo britannico, governo irlandese e gruppi paramilitari aprirono la strada a negoziati più ampi. Il momento decisivo arrivò nel 1998 con il Good Friday Agreement. Questo accordo stabilì: un governo condiviso tra unionisti e nazionalisti in Irlanda del Nord; cooperazione istituzionale con la Repubblica d’Irlanda; progressivo disarmo dei gruppi paramilitari; riforma delle forze di polizia. Il referendum sull’accordo venne approvato sia in Irlanda del Nord sia nella Repubblica d’Irlanda.In alto Sean, ragazzo di west-BelfastIn alto Carrick A-Reede
L’Irlanda del Nord oggi Oggi la violenza dei Troubles è in gran parte terminata, ma le divisioni sociali e identitarie non sono scomparse completamente. Molti quartieri restano separati e la memoria del conflitto è ancora molto presente nella società. Murales politici, commemorazioni e narrazioni storiche differenti mantengono vive le identità delle due comunità. Negli ultimi anni la Brexit ha riaperto alcune tensioni, soprattutto per la questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Nonostante queste difficoltà, la situazione rimane incomparabilmente più stabile rispetto al periodo dei Troubles.
In alto lo staff di Nova Lectio: da sinistra Luca Di Bianca (logistica ed interviste), Alberto Lodi (conduttore), Filippo Giaccaglia (Filmaker), Sukhraj Singh (grafico)
Luca Di Bianca & Francesco Polucci presso l’istituto penitenziario di Rebibbia, Roma
Uno speciale ringraziamento a Stefano Branchi per la riuscita dell’evento.
Fotografie per gentile concessione dell’Ispettore Luigi Giannelli
UN PONTE PER LA LUNA
-MUSICA-IMMAGINI-PAROLE di Luca Di Bianca e Francesco Polucci-
“Come stelle cadute del cielo, gli uomini che hanno smesso di credere in sè stessi vagano sulla terra senza riuscire più a guardare l’altra faccia della luna, quella faccia che quasi nessuno conosce, forse perchè ha paura a mostrare o forse perchè l’occhio umano difficilmente a vederla riesce. Solo se si continua ad alimentare i propri sogni ed a mantenere vive le parole di chi è partito per un altro viaggio, saremo in grado di camminare stabili sul ponte della nostra esistenza che porta verso la Vera faccia della Luna”.
LUCA DI BIANCA & FRANCESCO POLUCCI PER IL FAMILY DAY DELL’AIRFA ONLUS
(ASSOCIAZIONE ITALIANA RICERCA SULL’ANEMIA FANCONI)
tutto il guadagno della vendita dei libri di Luca Di Bianca è andato in baneficenza alla suddetto Onlus.
PARTORIRE MUSICA IMMAGINI E PAROLE
Il viaggiatore e scrittore de “Il cacciatore errante” Luca di Bianca e il cantautore Francesco Polucci con il suo “Project solo”, ci accompagneranno in un viaggio circolare dentro e fuori di sè, attraverso la musica, le immagini e le parole. Su uno sfondo di fotografie scattate dallo scrittore in ogni angolo del mondo, i due artisti si intervalleranno con letture dinamiche, accompagnate da chitarra e brani musicali inediti, trattando diverse tematiche dell’anima e dell’esistenza umana.
Kuala Lumpur, la città sovraurbanizzataKuala Lumpur, vivace capitale della Malaysia, è un simbolo del rapido sviluppo urbano del Sud-est asiatico. Tuttavia, questa crescita accelerata ha portato con sé gravi problemi di sovraccarico urbanistico, tra cui traffico congestionato, inquinamento e perdita di spazi verdi. Per approfondire questo tema, Luca Di Bianca e Simone, aka Nova Lectio, sono partiti per la Malaysia: il loro nuovo documentario, girato sul campo, è ufficialmente online.Il durian, famoso per il suo odore pungente tanto da essere vietato in molti luoghi pubblici, è un frutto amatissimo in Malaysia e considerato una vera prelibatezza.Le Batu Caves, situate a pochi chilometri da Kuala Lumpur, sono un importante sito religioso induista incastonato in una spettacolare parete calcarea. Dominato da una gigantesca statua dorata di Lord Murugan, il complesso attira ogni anno migliaia di fedeli e turisti.MERDEKA SQUARECHINATOWNLe Petronas Towers, icone futuristiche di Kuala Lumpur, sono state per anni gli edifici più alti del mondo. Con i loro 452 metri di altezza, simboleggiano il progresso economico della Malaysia e ospitano uffici, centri commerciali e un ponte panoramico sospeso tra i due grattacieli.ECO FOREST PARK
“La gente li chiama matti, pazzi, anormali, solo perché non capisce quello che pensano e dicono. Ma la loro lingua è la lingua di Dio. Per questo noi li chiamiamo “Voluti da Dio”. E dobbiamo rispettarli, tutti. A nessuno è permesso di toccarli, neanche con un dito; ed è a noi che spetta proteggerli.” Nonno Kuzja, Educazione Siberiana
20 NOVEMBRE 2016 – Lanciani Bar & Garden, Guidonia (Roma)
Presentazione dell’ultima opera di Luca Di Bianca “L’Equilibrio Molteplice dell’Uno” e dell’ultimo progetto di musica-immagini-parole insieme a Frank Polucci. Presente all’evento il presidente dei “Cieli Azzurri”, associazione che sostiene i ragazzi diversamente abili di Guidonia, Emanuela Bracchitta.
Gli introiti della serata e delle prime offerte è stato devoluto da Luca Di Bianca all’associazione ed ammonta a 1700 euro.
CHI SONO I CIELI AZZURRI?
Lo scopo del Centro “Cieli Azzurri” è offrire assistenza e sostegno alle famiglie con portatori di handicap, spesso profondamente disagiate ed isolate da una società che tende ad ignorare i gravi problemi a cui sono sottoposte. Oggi circa 25 ragazzi frequentano il “Centro“: tutti con un ritardo psicomotorio medio grave. L’attività giornaliera, comprensiva del servizio mensa, si svolge dalle ore 9:00 alle ore 16:30. Per l’intero arco della giornata, con l’aiuto di personale specializzato e di volontari vengono svolte diverse attività tra cui: autonomia, teatro, giardinaggio, cucina, sartoria, nuoto.
L'EQUILIBRIO MOLTEPLICE DELL'UNO
…mai stanco di spalancare occhi e cuore sul mondo, gaudente nel riconoscere se stesso negli altri e in tutto ciò che è intorno. Una ricerca che lo fa preda, diviene una pagina di un libro, contenente molecole viventi, gocce divine in equilibrio. E’ assorbito dal mondo come un nascituro, è moltitudine ma vede tutto come Uno: Universo spazio infinito vuoto, terra aria acqua e fuoco; uomini anime alberi e animali, nuvole vulcani pietre e minerali; sole luna alba e tramonto, gambe braccia cuore e volto; un disegno divino che non appartiene a nessuno, NOI, l’Equilibrio Molteplice dell’Uno.
Luca Di Bianca, Emanuela Bracchitta (presidente dell'Associazione Cieli Azzurri) e Frank Polucci.
Dagli hibakusha un messaggio di pace al mondo intero
Come può la creatura che dipinge il cielo con poesie, diventare quella che lo oscura con il fumo della morte?
LA RESILIENZA DI HIROSHIMA, Gennaio 2025
Doppio progetto in Giappone di Nova Lectio per lavorare su due nuovi documentari in uscita nella primavera 2025. Il primo di questi su Hiroshima, legato alla questione della bomba atomica, agli hibakusha (sopravvissuti) ed il loro messaggio di pace. In foto da sinistra Marco Ferrari residente in Giappone e fixer, lo staff di Nova Lectio con Alberto Lodi, reporter e coconduttore; Luca Di Bianca, reporter e Travel Designer e Gianpiero Santoro videomaker).
HIROSHIMA, COME UNA CITTA' RISORGE
Il documentario intende esplorare l'incredibile resilienza di Hiroshima dopo uno degli eventi più devastanti della storia: il bombardamento nucleare del 6 agosto 1945. Nonostante perdite e distruzioni inimmaginabili, Hiroshima si è trasformata da una città ridotta in cenere a un simbolo globale di pace, rinascita e speranza.
Attraverso interviste con sopravvissuti, storici e istituzioni chiave come il Museo della Pace di Hiroshima, noi di Nova Lectio vogliamo far luce su come la città si sia ricostruita fisicamente, socialmente e spiritualmente. Il documentario esaminerà inoltre l'impatto duraturo del bombardamento sull'identità di Hiroshima e sul suo ruolo nella promozione della pace globale.
CENNI STORICI
La scelta di bombardare Hiroshima era dovuta all'importanza militare, la concentrazione della popolazione e di molte strutture e soprattutto per mostrare la forza devastante degli USA che avrebbe portato alla resa del Giappone. La città inoltre era difficile da bombardare convenzionalmente per via dei fiumi, invece dall'aria non ci sarebbe stata possibilità di difesa ed inoltre questo rendeva difficile i soccorsi.La bomba atomica su Hiroshima, chiamata "Little Boy", è esplosa il 6 agosto 1945 e fu lanciata alle 8:15 (foto dell'orologio in alto fermo sull'ora dell'esplosione) da 9500 metri di altezza da un bombardiere americano B-29 chiamato Enola Gay. La bomba detonò a circa 600 metri sopra il centro della città, sfruttando un'esplosione aerea per massimizzare la distruzione. La temperatura arrivò a milioni di gradi e generò istantaneamente al punto di esplosione. L'onda d'urto distrusse tutto nel raggio di 2 chilometri, circa 140.000 persone morirono entro la fine dell'anno e provocò gravi ustioni e malattie da radiazioni tra i sopravvissuti. Le conseguenze includono devastazione ambientale, sofferenze fisiche e psicologiche, e danni genetici per le generazioni future.La statua a Sadako Sasaki, una bambina colpita dalle radiazioni che inizio a piegare 1000 gru di carta credendo che ciò le avrebbe portato guarigione ed anche se non riuscì a completarle, le gru divennero simbolo universale di speranza e memoria per le vittime di Hiroshima"Non dobbiamo smettere di interessarci alle guerre del mondo: ieri Hiroshima, oggi Gaza. Il dolore non cambia luogo,ma non smette di gridare". Mitsuo, volontarioGli HIBAKUSHA sono i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. La parola significa "persone esposte all'esplosione". Hanno sofferto gravi conseguenze fisiche e psicologiche, tra cui malattie da radiazioni, e spesso hanno subito discriminazioni. Molti di loro si sono impegnati per promuovere la pace e il disarmo nucleare. Abbiamo intervistato due persone che ci hanno raccontato le loro storie ed un unico messaggio di pace: no a tutte le guerre.
KARASHI KIRIAKI, 95 anni "Avevo 15 anni e quel giorno e mi stavo recando in una clinica a poco piu di 1 km a nord quando esplose la bomba atomica sul ponte di Hiyama Higashi. Stavo passando sotto la grondaia di un edificio di legno e c’è stato un lampo di luce abbagliante ed un ‘esplosione che mi ha scaraventata a terra, facendomi perdere i sensi e intrappolandomi sotto l’edificio. Quando strisciai disperatamente fuori, era buio pesto e dall’altra parte del ponte c’era un mare di fuoco. Molte persone scappavano urlando, mentre il fuoco ardeva. In un attimo Hiroshima si trasformò in un inferno Ho evitato le ustioni perchè l’edificio sotto la grondaia forniva ombra e sono sopravvissuta con vetri rotti conficcati nella testa, nel collo, nelle mani e nelle dita e contusioni docute ai pilastri dell’edificio crollato. Poco dopo la fine della guerra soffrivo di perdita di capelli e febbre alta con sangue nelle feci, quindi pensavo di morire, ma grazie alle cure dei miei genitori sono riuscita a riprendermi. Sono arrivato a credere di essere stata tenuta in vita per trasmettere quello che è successo alle generazioni future e do la mia testimonianza sulla bomba atomica ogni volta che ho la possibilità."
Sposata con un marito sopravvissuto ha cresciuto due figli.
HORIE TAKESHI 85 anni
Avevo 5 anni quel giorno e stavo con mia sorella più grande quando fummo colpiti dall'esplosione. Una luce intensa ci colpì e immediatamente dopo ci fu un'enorme onda d'urto che ci travolse. Ricordo che dopo il lampo accecante, ci fu un suono tremendo che gli abitanti di Hiroshima iniziarono a chiamare "Pikadon", che significa il boato della luce. Io e mia sorella ci sdraiammo a terra e poco dopo andammo in un rifugio antiaereo. Tornammi poi a casa ma l'esplosione l'aveva fatta inclinare su un lato e più tardi iniziarono ad arrivare persone con gravi ustioni. Ricordo in particolare due persone: un ragazzo delle scuole medie il cui volto era completamente ustionato, e una giovane donna, il cui braccio portava ancora il motivo del vestito impresso dalle ustioni. Mia madre cercava di aiutare come poteva, utilizzando strisce di stoffa ricavate dai nostri vestiti per fasciarli. Uscivo a giocare nell'orto sotto casa poiché la casa era piena di feriti ma poi iniziò a piovere all'improvviso. Quella pioggia nera poi si scoprì essere contaminata da radiazioni e tornammo subito dentro. Mio padre, un ufficiale di marina, si trovava vicino all'epicentro al momento dell'esplosione. Morì sei giorni dopo. I soldati ci portarono una piccola cassa bianca: era tutto ciò che rimaneva di lui. Non compresi subito cosa significasse, ma ricordo mia madre che si accasciò in lacrime dopo che i soldati se ne andarono.Dopo la guerra, la vita era estremamente difficile. Per sopravvivere, vendevamo tutto ciò che potevamo e ci nutrivamo di qualsiasi cosa fosse commestibile. Ricordo i giorni in cui a scuola il pasto era l’unico momento di felicità, nonostante fosse spesso costituito da cibo povero come latte in polvere o mais destinato agli animali.Mia sorella morì a 55 anni di un cancro al colon che si era diffuso ovunque e anche mia madre sviluppò un cancro al seno a 60 anni. Sopravvisse, ma perse l'uso del braccio destro. Morì a 83 anni dopo una lunga vita di sacrifici, ma con la gioia di vedere crescere i suoi nove nipoti.Io stesso ho avuto problemi di salute. A 55 anni mi fu diagnosticata un'anomalia alla tiroide, e più tardi un linfoma maligno. Continuo a vivere sotto controllo medico, ma non smetto di preoccuparmi per il futuro dei miei nipoti e dei loro discendenti.
È importante trasmettere la tragica storia della bomba atomica. Sebbene milioni di persone abbiano visitato il Museo della Pace di Hiroshima, i conflitti nel mondo continuano. Credo fermamente che dobbiamo trasformare l'economia globale, che prospera sulla produzione di armi, per eliminare le guerre.
Spero che i bambini possano crescere in un mondo dove sognare è ancora possibile.
Il Tempio Mitaki-dera fu trasferito a Hiroshima da Wakayama nel 1598 per dare conforto ai famigliari delle vittime della bomba atomica, rafforzando il suo legame con la memoria e la speranza di pace.
Ohkuno Island, conosciuta come "Rabbit Island" per i numerosi conigli, nasconde un passato oscuro: durante la Seconda Guerra Mondiale fu sede di una fabbrica segreta di armi chimiche, con pesanti conseguenze per lavoratori e l'ambiente.
Nunoshima è un'isola situata nella baia di Hiroshima e svolse un ruolo cruciale nel supporto ai sopravvissuti della bomba atomica perchè fu utilizzata come luogo di rifugio e cura per i malati di tubercolosi e le vittime delle radiazioni, ospitando un sanatorio che divenne un simbolo di resilienza e assistenza umanitaria. Abbiamo incontrato il signor Miyazaki che ci ha raccontanto la storia dell'isola e degli aneddoti sul lavoro di volontariato della madre. In basso il porticciolo dove attraccarono i feirti della bomba atomica.Un ringraziamento importante va a Rie Seko "Coco" per averci aiutato ad organizzare le interviste e le traduzioni senza le quali sarebbe stato impossibile comunicare.
...ogni guerra è il funerale della speranza, il trionfo di ombre che si nutrono del sangue degli innocenti...
Reportage nella Mesopotamia per il doppio documentario in uscita nel maggio 2025. Simone Guida (Nova Lectio), Luca Di Bianca (travel management) e Filippo Giaccaglia (videomaker) in Iraq e Kurdistan con Sajad Hassan per un nuovo lavoro; dalla resilienza di un popolo che cerca di sanare le ferite lasciate da più di 40 anni di guerra alla ricostruzione del paese post ISIS con le nuove generazioni pronte a far risorgere quel territorio che è stato la culla della civiltà.BASRA Punto di partenza del viaggio e luogo delle prime interviste per approfondire l'importanza della produzione del petrolio nel paese e l'intraprendenza delle giovani imprenditrici locali.MARSHES, LE PALUDI MESOPOTAMICHE sono un vasto ecosistema situato tra il Tigri e l'Eufrate, considerato il cuore dell'antica civiltà sumera.Oggi queste paludi sono minacciate dalla siccità, dalla deviazione dei fiumi e dall'urbanizzazione e rischiano di scomparire con la loro ricca biodiversità e il tradizionale stile di vita dei Marsh Arabs. Intervista al pescatore e barcaiolo Haider.AL QURNA,la città dove Tigri ed Eufrate si uniscono e formano lo Shatt al-Arab; è tradizionalmente considerata il sito dell'Eden biblico.UR, antica città sumera celebre per la sua grande ziggurat dedicata al dio Nanna, la luna. Fu una delle prime città-stato della storia e secondo la tradizione biblica è la patria di Abramo.La Moschea di Ali a NAJAF, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio per gli sciiti poiché custodisce la tomba di Ali ibn Abi Talib, che considerano il legittimo successore di Maometto e simbolo di giustizia e spiritualità.WADI AL SALAM è il cimitero più grande del mondo; molti sciiti desiderano essere seppelliti in questo luogo perché credono che riposare vicino alla tomba di Ali porti benedizioni spirituali e un posto privilegiato nella resurrezione nel Giorno del Giudizio.BABILONIA, fondata intorno al 2300 a.C. fu una delle città più celebri dell'antica Mesopotamia. Nel periodo di Saddam Hussein viene ricostruita per la volontà di collegarsi al passato storico e legittimarne la continuità; qui infatti sorge il palazzo del dittatore, diventato poi una base militare degli americani ed ora abbandonato.BAGHDAD, monumento ai martiriARCO DI CTESIFONTEABU GHRAIB, la prigione famosa per gli abusi e le torture inflitte ai prigionieri iracheni dai soldati statunitensi nel 2004. Le immagini degli abusi scatenarono un ampio scandalo e sollevarono gravi preoccupazioni sui diritti umani durante la guerra in Iraq.FALLUJA E RAMADI, due piccole città distrutte dai terroristi dell'ISIS. Oggi torna più che mai la voglia di ricostruire e guardare al futuro. Tra gli intervistati anche un signore che ha voluto costruire un luna park dove sorgeva una base militare, un segnale forte nel voler voltare pagina per sempre.I minareti di Samarra, Al-Malwiya e quello della Moschea Abu Dulaf, sono iconiche torri a spirale del IX secolo, simboli dell'architettura islamica e della grandezza dell’antica capitale Abbaside.Hatra era un'antica città mesopotamica ed oggi sito UNESCO; fu devastata dall’ISIS nel 2015 con la distruzione di statue e templi. Dopo la sua liberazione, sono iniziati gli sforzi per il restauro e la conservazione. Mosul, ultima grande roccaforte dell’ISIS in Iraq e teatro di una cruenta battaglia tra il 2016 e il 2017. Dopo mesi di combattimenti e devastazioni, la città fu liberata dalle forze irachene con il sostegno della coalizione internazionale.KURDISTAN, RAWANDUZERBIL è la capitale del Kurdistan iracheno ed è una delle città più antiche del mondo, con una storia che risale a oltre 6.000 anni. Oggi è un importante centro politico, economico e culturale, noto per la sua cittadella storica, patrimonio UNESCO. Importanti interviste a due attiviste kurde. Gli Yazidi sono un gruppo etno-religioso curdo con credenze antiche e uniche, concentrato principalmente nel nord dell'Iraq; seguono un'antica religione monoteistica con influenze zoroastriane, sufi e cristiane, venerando Dio e l’angelo pavone Melek Taus, considerato il suo principale intermediario. Lalish è il principale santuario degli Yazidi ed considerato un luogo sacro di pellegrinaggio e spiritualità. Nel 2014, furono vittime di un genocidio da parte dell’ISIS, che massacrò migliaia di persone e ridusse in schiavitù donne e bambini. Intervista ad un'attivista Yazida. Alcuni regali consegnati ai bambini delle marshes
La città futurista ergeva il suo luccicante luna park come un tempio moderno, ma nascondeva anime samrrite chiuse come porte blindate dall'interno
LE LOTTE DEL GIAPPONE MODERNO
Secondo lavoro nella spedizione in terra giapponese di Nova Lectio, un documentario che uscirà nella primavera del 2025. Il documentario esplora le sfide sociologiche e psicologiche affrontate dalla società giapponese contemporanea, utilizzando come esempio delle complesse dinamiche del rapporto società/individuo Osaka, una delle città più vivaci del Giappone. L'obiettivo è analizzare le aspettative poste sugli individui nella società giapponese, nei luoghi di lavoro e negli spazi culturali e il loro impatto sulla salute mentale e sul benessere. Affrontando tematiche come il fenomeno della solitudine in una metropoli vivace e le sue manifestazioni, come quella degli hikikomori, dell'"amico in affitto" e dei salarymen. In foto lo staff di Nova lectio in terra nipponica; da sinistra Alberto Lodi, reporter e coconduttore; Gianpiero Santoro, videomake; Luca Di Bianca, reporter e Travel Designer.
I SALARYMEN I "salarymen" giapponesi affrontano numerose problematiche legate alla cultura lavorativa del Paese, caratterizzata da lunghe ore di lavoro, pressione costante per raggiungere obiettivi aziendali e un forte senso di dovere verso il proprio datore di lavoro. Questo stile di vita spesso porta a "stress cronico", "burnout" e gravi conseguenze per la salute mentale e fisica, inclusi casi estremi di "karoshi" (morte per troppo lavoro). Inoltre, il tempo limitato per la vita personale e familiare contribuisce a un senso di alienazione e isolamento, aggravando ulteriormente il disagio psicologico. Abbiamo intervistato diverse persone che ci hanno parlato di queste problematiche.
OSSAN RENTAL, L'AMICO IN AFFITTO
La diffusione del fenomeno dell'"amico in affitto" in Giappone è legata a diverse cause socioculturali. Tra queste, il forte individualismo urbano e l'isolamento sociale nelle metropoli dove le interazioni autentiche sono spesso limitate dalla frenesia quotidiana. Inoltre, le elevate pressioni sociali e lavorative rendono difficile costruire relazioni profonde. La cultura giapponese, che tende a valorizzare l'armonia e il controllo delle emozioni, può portare le persone a evitare di esprimere apertamente i propri bisogni emotivi. In questo contesto, gli "amici a noleggio" offrono una soluzione temporanea per soddisfare il bisogno di compagnia e ascolto, senza il peso delle aspettative relazionali tradizionali.
COLORO CHE STANNO IN DISPARTE
Gli "hikikomori" sono individui, spesso giovani, che scelgono di ritirarsi dalla società isolandosi nella propria stanza per mesi o anni. Questo fenomeno è causato da una combinazione di fattori, tra cui le pressioni sociali, il perfezionismo culturale, il bullismo scolastico e le difficoltà a conformarsi agli elevati standard accademici e lavorativi. La mancanza di supporto emotivo e l'alta aspettativa di successo possono portare a un senso di fallimento, spingendo gli hikikomori a evitare completamente le interazioni sociali. Siamo stati a Kobe all'università per fare delle interviste ai ragazzi insieme alla nostra traduttrice e poi abbiamo intervistato Daisuke Maeda esperto in materia
L'IZAKAYA COME CONSULTORIO PSICOLOGICO
Il rapporto tra il proprietario dell’"izakaya" (ristorante tipico giapponese) e i clienti, ha una forte valenza sociale e psicologica. In un ambiente informale e accogliente, il proprietario diventa un ascoltatore empatico, offrendo uno spazio dove i clienti possono esprimersi liberamente, sfogare tensioni e sentirsi compresi. In una società che valorizza il controllo emotivo, l’izakaya rappresenta un rifugio di connessione umana autentica e sollievo dallo stress quotidiano.
UMEDA SKY BUILDING
DOTONBORIIl nostro amico Marco Ferrari, italiano che vive ad Osaka, ci ha parlato della sua esperienza lavorativa prima come salaryman e poi come proprietario del tour operator "Emilia Travel"Nella luce artificiale dei pachinko, la notte inghiotte i volti, mentre il suono incessante maschera il vuoto di chi cerca fortuna per sfuggire a sé stesso.In Giappone il gioco d’azzardo è spesso legato alle "pachinko" ed è diffuso a causa di vari fattori socioculturali. La pressione sociale, lo stress lavorativo e l’isolamento spingono molti a cercare una via di fuga o un momento di evasione attraverso il gioco. Inoltre, la cultura del rischio e della competizione, unita alla mancanza di altre forme di intrattenimento accessibile, alimenta questa pratica. La regolamentazione ambigua e la presenza capillare di sale da gioco facilitano ulteriormente la diffusione del fenomeno.
SHINSEKAI
DARUMA DI KATSUO-JI
I DARUMA sono tradizionali bambole giapponesi, considerate simboli di perseveranza, fortuna e realizzazione degli obiettivi. La loro caratteristica principale è l'assenza iniziale di pupille dipinte. Vengono acquistati nel tempio e quando una persona stabilisce un obiettivo o un desiderio, dipinge una delle pupille del daruma e una volta raggiunto, si dipinge anche l'altra, simboleggiando il completamento del traguardo. Vengono dunque restituiti al tempio e bruciati in una cerimonia per concludere il loro ciclo.Rappresentano la resilienza perchè hanno una base appesantita che li fa raddrizzare ogni volta che cadono, rappresentando la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà. Sono rosse, colore associato alla protezione dagli spiriti maligni ed hanno la faccia barbuta perchè rappresentano Bodhidharma, che secondo la leggenda meditò così a lungo da perdere l'uso delle gambe. Sulla parte frontale o posteriore si possono trovare caratteri giapponesi come "fortuna" o "successo".
Nanakorobi Yaoki - Cadi sette volte, rialzati otto
Il genocidio dimenticato e gli sfollati del Nagorno Karabakh
ARMENIA PROJECT - NOVEMBRE 2024
Un nuovo progetto unisce Luca Di Bianca e Nova Lectio, il canale YouTube di Simone Guida dedicato alla creazione di documentari sulla geopolitica e questioni sociali con più di 1 milione di iscritti.
Insieme al videomaker Giovanni Andrea Murgia, i tre ragazzi sono partiti per “dare voce a chi non ha voce” in direzione Armenia, lavorando sulla creazione di un documentario in uscita a febbraio 2025 con interviste dirette che vuole approfondire la questione del Nagorno Karabakh e del genocidio perpetrato dal governo dei Giovani Turchi durante la prima guerra mondiale che ancora oggi è una tematica “scomoda” per gli equilibri delle relazioni internazionali. "Ripenso ai vari armeni che ho conosciuto nel mondo, tutti con quell'inspiegabile velo di tristezza, tutti sempre come sotto il peso di una qualche immensa ingiustizia. Come gli ebrei ma senza la loro forza, l'arroganza di quelli. Gli ebrei, grazie al fatto che la loro tragedia è parte della coscienza di questo secolo, son come riusciti a creare un sentimento che il mondo deve loro qualcosa. Gli armeni no. La loro sofferenza è stata per certi versi simile a quella degli ebrei, ma il mondo non gliela riconosce, non è stata fatta nessuna giustizia e a loro non è stata data nessuna Israele". Tiziano Terzani, Goodbye Lenin. La storia dell'Armenia è quella di una terra antica, ricca di cultura e resilienza, situata tra Europa e Asia. Gli Armeni si considerano discendenti degli Urartei, un popolo che abitava la regione intorno al lago di Van già nel IX secolo a.C. Secondo la tradizione biblica sono i discendenti di Hayk, pronipote di Noè, la cui arca si arenò sul monte Ararat (foto in basso) dopo il diluvio universale. In onore del loro leggendario antenato gli armeni chiamano il loro paese Hayastan, la terra della tribù hayk. Nel corso dei secoli, l’Armenia divenne un regno potente, raggiungendo l’apice sotto Tigrane il Grande nel I secolo a.C. quando il suo territorio si estendeva dal Mar Caspio al Mediterraneo.Uno degli eventi più significativi nella storia del popolo armeno fu la conversione al Cristianesimo nel 301 d.C., che rese l’Armenia il primo Stato al mondo ad adottare questa religione come ufficiale. Questo evento fu seguito dalla creazione dell'alfabeto armeno nel 405 d.C. da parte di Mesrop Mashtots, un'invenzione che rafforzò l'identità culturale e spirituale del popolo armeno.
Tuttavia, l’Armenia è stata spesso teatro di conflitti a causa della sua posizione strategica. Nel corso del Medioevo, subì invasioni da Persiani, Bizantini, Arabi e Turchi. Per un periodo, gli Armeni trovarono rifugio nel Regno di Cilicia, un piccolo Stato fondato nel sud dell’Anatolia, che fu un importante alleato dei Crociati.
La situazione peggiorò durante il dominio ottomano e persiano, che videro l’Armenia divisa e oppressa. Il momento più tragico arrivò durante la Prima Guerra Mondiale, con il genocidio armeno del 1915-1916, in cui circa 1,5 milioni di Armeni furono deportati e uccisi dall'Impero Ottomano. Questo evento ha lasciato una ferita profonda nel popolo armeno.
Dopo un breve periodo di indipendenza dal 1918 al 1920, l'Armenia divenne parte dell'Unione Sovietica fino al 1991, quando finalmente riconquistò la sua indipendenza con il crollo dell’URSS. Da allora, l’Armenia ha cercato di affermarsi come uno Stato sovrano, nonostante le sfide, come il conflitto con l’Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh.
La storia dell'Armenia è una testimonianza di forza e perseveranza, un viaggio segnato da momenti di grandezza e profonde sofferenze, ma sempre guidato dalla volontà di mantenere viva la propria cultura e identità (in basso Madre Armenia).
IL CRISTIANESIMO
Il panorama religioso dell'Armenia rurale richiamò fin dal 40 d.C. missionari cristiani tra cui gli apostoli Bartolomeo e Taddeo. Secondo la tradizione, Tiridate III proclamò il cristianesimo religione di stato nel 301. d.C. dopo essere stato curato dalla pazzia da San Gregorio armeno Illuminatore che avevo trascorso 12 anni imprigionato in un pozzo infestato dai serpenti situato sotto il monastero di Khor Virap (in basso).
IL GENOCIDIO ARMENO
Il genocidio armeno fu un massacro sistematico e pianificato perpetrato dall'Impero Ottomano tra il 1915 e il 1923, durante e dopo la Prima guerra mondiale. Circa 1,5 milioni di armeni furono uccisi attraverso deportazioni forzate, marce della morte nel deserto e esecuzioni sommarie. Questo crimine, considerato il primo genocidio del XX secolo, mirava a eliminare la popolazione armena dall'Anatolia, dove viveva da secoli. Nonostante il riconoscimento ufficiale da parte di molti paesi, il genocidio è ancora negato dalla Turchia, generando tensioni diplomatiche e un dibattito storico-politico tuttora vivo. In bassoimmagini dal museo del Genocidio e le interviste fatte ad una famiglia e ad una ragazza imparentate con le vittime.
IL NAGORNO KARABAKH
La questione del Nagorno-Karabakh riguarda una disputa territoriale tra Armenia e Azerbaigian, esplosa con violenza dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Questa regione, abitata in prevalenza da armeni ma formalmente parte dell’Azerbaigian, ha dichiarato l'indipendenza nel 1991, scatenando una guerra che ha causato migliaia di vittime. Sebbene un fragile cessate il fuoco sia stato raggiunto nel 1994, il conflitto è rimasto irrisolto, con periodiche escalation, fino al settembre 2023, quando l'Azerbaigian ha lanciato un'offensiva per riconquistare la regione, da anni teatro di scontri tra le due nazioni. L'operazione ha portato rapidamente alla capitolazione delle forze armene locali, con oltre 200 vittime tra i separatisti armeni e circa 65.000 persone costrette a fuggire verso l'Armenia. Questo ha segnato la fine dell'autoproclamata Repubblica di Artsakh, che sarà formalmente dissolta il 1° gennaio 2024.L'offensiva ha causato una crisi umanitaria con migliaia di profughi e crescenti accuse di "pulizia etnica" da parte dell'Armenia. Tuttavia, Nikol Pashinyan, il primo ministro armeno, ha scelto di non intervenire militarmente. Questo atteggiamento ha suscitato critiche interne e proteste nel Paese. Parallelamente, Armenia e Azerbaigian stanno lavorando a un accordo di pace che potrebbe essere firmato entro la fine del 2024.
Questo conflitto riflette dinamiche geopolitiche complesse, tra il ruolo della Russia come garante della pace (contestato per la sua mancata reazione), i rapporti di Armenia e Azerbaigian con il blocco occidentale e altre potenze regionali come Israele.
In basso una famiglia di esuli dal Nagorno Karabakh
MONASTERO DI GHEGARD Fondato nel IV secolo, la sua storia è legata alla Sacra Lancia (Ghegard) che avrebbe trafitto il costato di Cristo, oggi al museo di Echmiadzin....la signora l'avevo già incontrata 7 anni fa, in basso la vecchia foto e poi quest'ultima
GARNI,il Tempio costruito nel I secolo d.C. è un raro esempio di architettura ellenistica in Armenia e l'unico tempio pagano sopravvissuto dopo la cristianizzazione del paese.
La Sinfonia di Pietre di Garni è una formazione geologica straordinaria di colonne basaltiche simmetriche che crea l'aspetto di un organo naturale lungo le pareti del canyon del fiume Azat.
NOVARANK fondato nel XIII secolo, il monastero fu un importante centro religioso e culturale armeno, noto per essere stato sede del vescovo e per le opere del celebre architetto e scultore Momik.
TATEV Il monastero risale al IX secolo ed è un capolavoro architettonico situato su una spettacolare scogliera; fu un importante centro spirituale, educativo e culturale dell'Armenia medievale.Visita in una scuola di Tatev dove abbiamo intervistato un'insegnate ed una ragazza del Nagorno Karabakh rifugiata
ECHMIADZIN è considerata il centro spirituale della Chiesa apostolica armena e sede della Cattedrale cristiana più antica cattedrale del mondo. All'interno del museo si trovano alcune reliquie tra cui (foto in basso) un pezzo della croce e la lancia di Longino che trafisse il costato di Gesù crocifisso.
Il LAVASH armeno è un pane sottile e soffice, simbolo della cultura e dell'ospitalità del Caucaso. Preparato con farina, acqua e sale, viene cotto in forni tradizionali chiamati "tonir", acquisendo un gusto unico e autentico.
SANTA GAYANE Il nome della chiesa si deve a Gaiana, o Gayane, una badessa romana martirizzata con altre vergini nel IV secolo per ordine del re armeno Tiridate III.
PASSO DEL SELIM
GEGHHOVIT In Armenia gli scacchi sono considerati una parte fondamentale della cultura e dell'istruzione, al punto che sono insegnati come materia obbligatoria nelle scuole primarie.
NORATUS Il cimitero di Noratus è famoso per la sua vasta collezione di khachkar, le antiche croci di pietra intagliate.
SEVANANK il monastero di Sevan è situato sulla penisola del Lago Sevan ed è celebre per la sua posizione panoramica e la sua architettura medievale. Nonostante i soprusi la resistenza armena è un fuoco eterno, è il canto silenzioso di un popolo che sfidando l’oscurità, intreccia la speranza con l’immortalità della propria antica terra, dove le montagne sembrano sussurrare segreti celesti e i monasteri incastonati tra le rocce risuonano delle preghiere di un tempo senza fine. Qui, il cielo abbraccia la terra in un'armonia sacra, e ogni pietra narra di un popolo che custodisce l'eternità.Un ringraziamento speciale a Karo Serobyan di Original Armenia per il supporto logistico e alla nostra fantastica guida ed autista Narek, in foto insieme al centro insieme a Simone Guida, Luca Di Bianca e Giovanni Andrea Murgia.
In basso il link dell'articolo del giornalista Mauro Cifelli su "Roma Today".
Viaggio tra Orfanotrofi, istituti psichiatrici e famiglie disagiate
BOSNIA, Aprile 2022
Grazie alle persone che continuano ad acquistare i miei libri il cui guadagno rende possibile tutto questo: donazioni in denaro, materiale sportivo e didattico, vestiti e giocattoli.
ORFANOTROFIO DI MOSTAR "Djeciji dom"
HADZICI, visita e donazioni ad alcune famiglie disagiate
ISTITUTO PER DISABILITA' FISICHE E MENTALI, ZAVOD DRIN, FOJNICA
Laboratorio dei ragazzi disabili per fare i "lavoretti" da vendere nei mercati locali e donazioniTraduzione "Lo sport non ha confini Pubblicato 6. aprile 2022 Tre italiani, atleti attivi, allenatori di calcio, volontari del cuore, Cristina, Luca e Nicolas hanno trascorso la giornata con gli allenatori del KSS Drin Institute."
SARAJEVO
"cupe vampe livide stanze, occhio cecchino etnico assassino; alto il sole sete e sudore, piena la luna nessuna fortuna. Ci fotte la guerra ceh armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là, ci fottono i preti i pope e i mullah, l'ONU, la NATO, la civiltà. Bella la vita dentro a un catino, bersaglio mobile di ogni cecchino, bella la vita a Sarajevo città, questa è la favola della viltà." (GLF)
BascarsijaBiblioteca di Sarajevo, ricostruita dopo essere stata distrutta dall'esercito della Repubblica Srpska nel 1992 durante l'assedio che durò fino al 1996.Le rose di Sarajevo sono dei simboli commemorativi; della resina rossa è stata versata nei fori sull'asfalto provocati dalle bombe durante l'assedio.Il tunnel di Sarajevo fu costruito durante l'assedio dai bosniaci con lo scopo di collegare la città che era stata interamente isolata e circondata dalle forzeserbe, con un'altra e molto più estesa parte del territorio bosniaco, passando al di sotto dell'area neutrale dell'aeroporto istituita dalle Nazioni Unite. Il ponte latino, nei cui pressi nel 1914 fu ucciso l'erede al trono di Austria e Ungheria Francesco Ferdinando d'Asburgo-D'Este e la moglie da parte dello studente serbo Gavrilo Princip.
SREBRENICA
Il massacro di Srebrenica è stato un genocidio di 8372 bosniaci musulmani e quasi altrettanti dispersi, per la maggioranza ragazzi e uomini, avvenuto nel luglio 1995 durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina.
Quando l'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina riesce ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica, migliaia di musulmani si accalcano intorno al quartier generale dai caschi blu dell'ONU olandesi.I militari olandesi e i rifugiati radunati intorno alla loro base assistettero inermi ad episodi di violenza. Alcuni uomini furono portati via e uccisi, alcune donne violentate. Sembravano uccisioni casuali, invece era un massacro «pianificato e coordinato ad alto livello».300 persone che avevano trovato rifugio all’interno della base, furono consegnati ai serbi dagli stessi caschi blu.I maschi dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per essere interrogati.I prigionieri venivano imbarcati su camion e autobus. A quel punto venivano trasportati lontani dalle zone abitate, fatti scendere, messi in fila e uccisi con un colpo alla testa. I loro corpi venivano poi spinti con alcuni bulldozer dentro fosse comuni e sepolti.Sono state scoperte decine di fosse comuni e i resti umani sono state identificati grazie agli esami del DNA.-«Ce ne torniamo a casa» cantano i soldati olandesi in calzoncini corti mentre ballano e tracannano birra con i serbi che applaudono divertiti- (cit)...rimangono i loro vergognosi graffiti nel quartier generale... protagonisti e complici delle violenze sessuali inflitte alle donne bosniache
...DON'T FORGET...
...passaggio a Trebinje e alcuni vestiti e giochi donati...
Presentazione dell’ultima opera di Luca Di Bianca “L’Equilibrio Molteplice dell’Uno”
…mai stanco di spalancare occhi e cuore sul mondo, gaudente nel riconoscere se stesso negli altri e in tutto ciò che è intorno. Una ricerca che lo fa preda, diviene una pagina di un libro, contenente molecole viventi, gocce divine in equilibrio. E’ assorbito dal mondo come un nascituro, è moltitudine ma vede tutto come Uno: Universo spazio infinito vuoto, terra aria acqua e fuoco; uomini anime alberi e animali, nuvole vulcani pietre e minerali; sole luna alba e tramonto, gambe braccia cuore e volto; un disegno divino che non appartiene a nessuno, NOI, l’Equilibrio Molteplice dell’Uno
ARTICOLO SULLA RIVISTA ON-LINE ROMA TODAY, a cura di Mauro Cifelli
Il giorno sabato 20 novembre lo scrittore-viaggiatore Luca Di Bianca entra a far parte della Nazionale Italiana Poeti (NIP); di seguito un estratto dal sito www.nazionaleitalianapoeti.it per spiegare le finalità dell'associazione
La Nazionale Italiana Poeti è un’associazione culturale sportiva senza scopi di lucro ideata e fondata dal poeta Michele Gentile. Presidente Onorario dell’associazione è il Dott. Gianni Maritati, scrittore, giornalista, Vice Capo Redattore Cultura e Spettacolo del Tg1. Socio Onorario il grande poeta Dante Maffia.
La Nazionale Italiana Poeti è composta totalmente da poeti italiani. Nasce con il preciso intento di portare letture e libri di poesia all’interno degli stadi di calcio per sublimare il connubio sport cultura nella maniera più concreta possibile.
La Nazionale Italiana Poeti prima di scendere in campo, durante l’intervallo e a partita finita, promuove letture di componimenti poetici direttamente dal campo di calcio. La Nazionale Italiana Poeti organizza e partecipa a partite con finalità esclusivamente solidali, per raccogliere fondi che vadano totalmente destinati in beneficenza. Non chiede rimborsi spesa, gettoni di presenza, nessuna somma di denaro per giocare.
D’ispirazione Pasoliniana, la Nazionale Italiana Poeti porta calcio e poesia nelle periferie, negli ospedali, nelle piazze, nelle scuole, negli Istituti penitenziari ed in tutte le manifestazioni sportive.
La Nazionale Italiana Poeti ad oggi è’ un vanto tipicamente italiano, non esiste infatti al mondo alcuna realtà simile.
Il "battesimo" c'è stato con l'evento presso il Colosseo "La Poesia si fa strada"
La prima partita si è svolta il giorno 28 novembre 2021 presso Cortona per sostenere l'ospedale pedriatico Meyer.
...e primo trofeo
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