BANGLADESH
Dall'inferno di Dacca alla pace delle piantagioni di tea
DACCA
Qui più di 24 milioni di persone vivono schiacciate in una densità che supera di oltre tre volte il limite umano. È una delle città più sovrappopolate del mondo.
Aria irrespirabile, acqua inquinata, condizioni che spesso scendono sotto la dignità umana. Questa è la megalopoli più invivibile del pianeta.
Benvenuti nell’inferno di Dacca
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Shankhari Bazaar
Si trova nella città, il nome dalla comunità degli Shankhari che erano gli artigiani che un tempo lavoravano le “shankha” (conchiglie) per creare dei braccialetti simbolici che venivano usati dalle donne sposate. Le case sono strette e decorate, costruite in epoca moghul e coloniale, e molti abitanti sono bengalesi hindu che conservano antiche tradizioni.
Lalbagh Fort
Lalbagh Fort è un complesso moghul del 1678, iniziato dal principe Muhammad Azam e mai completato dopo la morte di Pari Bibi, figlia del governatore Shaista Khan. Il suo mausoleo è ancora al centro del sito, e una leggenda locale racconta che il suo spirito appaia nelle notti di luna piena, legando il forte al destino incompiuto della giovane.

Dhakeshwari
significa “Dea di Dhaka”. È il principale tempio hindu della città, risalente al XII secolo e dedicato alla dea Durga, venerata per aver sconfitto il demone Mahishasura. Il complesso ospita una copia dell’idolo originale, mentre quello autentico fu trasferito in India durante i disordini del XX secolo.


CIMITERO DELLE NAVI
Nei cantieri navali lungo il fiume Buriganga, nella zona di Keraniganj, si pratica lo ship-breaking: navi vecchie vengono smontate pezzo per pezzo per recuperare metallo, motori, legname. I lavoratori operano in condizioni molto pericolose: usano torce per tagliare lamiere, scala strutture instabili e non sempre hanno dispositivi di protezione. L’acciaio recuperato da queste navi contribuisce all’economia locale, ma il processo genera anche rischi ambientali: i sedimenti del fiume sono contaminati da metalli pesanti.
Storicamente, questi cantieri sono parte della tradizione navale di Dacca e mostrano un’industria artigianale ma intensa, dove il “fine vita” delle navi diventa materia prima per qualcosa di nuovo.



IL FIUME BURIGANGA
E'stato per secoli la principale via commerciale di Dhaka e ancora oggi è una delle arterie fondamentali del trasporto fluviale. Nonostante l’alto livello di inquinamento dovuto agli scarichi industriali, il traffico di barche, traghetti e cargo resta intenso. Durante una crociera sul fiume si osserva da vicino questa dinamica: cantieri navali, mercati galleggianti e la vita quotidiana dei quartieri che si affacciano sulle rive.
SRIMANGAL, LA CAPITALE DEL TEA
Srimangal nacque come distretto del tè sotto l’amministrazione britannica dell’Ottocento, quando furono create le prime grandi piantagioni. Una chicca: molte famiglie locali sostengono di discendere dai lavoratori “importati” dall’India centrale, che portarono rituali e superstizioni ancora vive. In alcune zone, prima del raccolto, si usa ancora lasciare tre foglie sulla pianta “per non irritare gli spiriti del pendio”.
IL TEA A SETTE STRATI
Il celebre tè a sette strati di Srimangal nasce da un esperimento negli anni ’90 del Nilkantha Tea Cabin. Il proprietario scoprì che miscelando tè di diversa densità, zuccheri e spezie, le infusioni non si mescolavano. La chicca: la ricetta esatta dei sette strati è segreta e custodita da una sola famiglia. Ogni strato ha un sapore simbolico, dall’amaro al dolce, pensato per rappresentare le “sette emozioni del bevitore”, secondo la tradizione locale. Si parte dall'amaro, che rappresenta la stanchezza della giornata che ti porti addosso. Gusto forte, la determinazione che ti serve per rialzarti. Aromatico, la curiosità, perché ogni sorso cambia. E poi sapore speziato, la passione, il cuore che si scalda. Il dolce leggero, la nostalgia, il ricordo delle cose semplici. Gusto caramellato, la gioia, il sapore che riconcilia. Ed infine il dolce pieno che rappresenta la pace, il finale morbido che “mette a posto tutto”.PANAM CITY
Panam fu un centro mercantile del XVI secolo, noto per i commercianti hindu e per le sue case in stile moghul-europeo. Una curiosità interessante: diverse abitazioni presentano fori nascosti nelle pareti, probabilmente usati come “sistemi anti-pirata” per osservare chi entrava in città. Molti residenti raccontano che sotto Panam esistono ancora cunicoli sigillati che collegavano le case dei mercanti più ricchi.


Maya Island è un suggestivo isolotto sul fiume Meghna, vicino a Panam Nagar, dove un piccolo villaggio vive tra natura incontaminata e ritmi lenti.
MADE IN BANGLADESH
Dietro ogni capo “Made in Bangladesh” ci sono milioni di lavoratori, salari minimi e turni estenuanti. Tragedie come il Rana Plaza, crollato il 24 aprile 2013, con oltre 1.100 morti, ricordano il prezzo umano dell’export globale. Nonostante controlli e riforme, rischi e sacrifici restano quotidiani, mentre questi lavoratori sostengono l’economia del paese.


LA TRIBU' KHASIA
I Khasia, comunità matrilineare delle colline di Sylhet, sono conosciuti per la coltivazione verticale del betel su grandi alberi chiamati jangal betel gardens. Una chicca poco nota: in alcune famiglie la donna più anziana custodisce un tamburo sacro che non può essere suonato dagli uomini, perché si dice richiami “il passo degli antenati”. I Khasia mantengono ancora oggi un loro sistema di legge tradizionale, indipendente dai villaggi bangladesi circostanti.
...in basso la consegna dei giocattoli e del materiale scolastico ai bambini di una scuola khasia. I dono sono stati dati a Luca Di Bianca dai bambini delle scuole elementari di Roma "in cambio" dei suoi storytelling...




...e a Maya Island...


Si dice che gli spiriti della foresta custodissero il tè come dono sacro, destinato solo a chi sapesse comprenderne il potere. Una notte di vento lo offrirono agli uomini per aiutarli nelle loro battaglie quotidiane. Da allora ogni tazza accende lo spirito, dà coraggio alla mente e trasmette la forza nascosta della vita e la saggezza dei custodi della foresta.

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