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Oct

RAPA NUI – ISOLA DI PASQUA

…indurirsi lentamente, poco per volta, come una pietra preziosa e rimanere infine quietamente immoti per la gioia dell’eternità (Friedirch Willhelm Nietzsche).

LA LEGGENDA

“Noi dell’ombelico del mondo narriamo le imprese dei nostri antenati.La nostra madre patria Marae Renga era ad ovest, distante dalle altre terre. Il tatuatore del nostro Re Là Hotu-matua sognò di aver attraversato il mare per approdare su una terra con dei buchi e della fine sabbia bianca e così il Re decise di inviare i suoi uomini per esplorare questa nuova terra. Quando sbarcarono giunsero sulla cima del vulcano Rano Kao ed il Re vedendo il cratere disse: – ecco la terra con i buchi narrata dal sogno – ; quando giunsero sulla spiaggia di Anakena, il Re di nuovo esclamò: – questa invece è la spiaggia dalla fine sabbia bianca – .” E così, a bordo di piccole canoe, dalle isole Marchesi, da Mangareva e dalle Isole Cook, tra il IV e l’VIII secolo, giunsero i primi abitanti di questa piccola isola che venne chiamata “Rapa Nui”, la grande roccia o la grande isola.

LA CIVILTA’

I rapanui svilupparono una civiltà unica nel suo genere, caratterizzata dalla costruzione di piattaforme in pietra chiamate ahu che avevano il ruolo di centri cerimoniali e luoghi di sepoltura; sopra queste piattaforme sorgevano i moai, enormi busti monolitici tra i 2 ai 10 metri con un peso che va dalle 75 alle 85 tonnellate. Se ne contano quasi 700 ed ancora oggi il loro scopo non è ancora del tutto chiaro; le statue dovrebbero rappresentare gli antenati dei clan dell’isola, i capi tribù indigeni morti che, secondo la credenza popolare, avevano il compito di contenere lo spirito dei defunti per permettere loro di vegliare sulle famiglie che avevano lasciato morendo. Tutti i moai infatti sono rivolti con le spalle verso l’oceano Pacifico in modo da proteggere i villaggi che venivano sempre costruiti vicino alla riva; solo la schiera dei sette Moai del sito Ahu Akivi nell’entroterra, stranamente guarda verso l’orizzonte blu del Pacifico; secondo una leggenda racchiuderebbero gli spiriti dei primi sette guerrieri inviati da La Hotu-Matua per scoprire l’isola. Alcune statue possiedono sulla testa un cilindro, pukao, ottenuto da un tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l’acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. Nel XVII secolo la popolazione raggiunse i 15000 abitanti, ed essendo l’isola di grandezza limitata, con il punto di massima lunghezza di 24 km e di massima larghezza di 12, iniziarono dei veri e propri conflitti per il possesso delle terre fra i vari clan e le lotte intestine portarono alla fine della civiltà dei moai.

LA LEGGENDARIA LOTTA TRA LUNGHI E CORTI ORECCHI

Il regno di La Hotu-Matua era organizzato con il Re a capo, poi i sacerdoti, i nobili ed infine i guerrieri, mentre gli artigiani, al cui ingegno si deve la costruzione dei moai, formavano una classe autonoma.

All’epoca la popolazione era divisa in “Lunghi Orecchi”, per via degli ornamenti che allungavano i loro lobi e “Corti Orecchi”, ed i primi avrebbero tenuto i secondi in schiavitù; sarebbero quindi per l’esattezza gli artigiani dei “Corti Orecchi” a fabbricare i moai e gli ahu per volontà dei loro padroni.

Un giorno i Corti Orecchi si rifiutarono all’ordine inspiegabile di “gettare le pietre in mare”, perché credevano che le pietre aiutassero a far crescere le patate e la canna da zucchero, loro unica fonte di sostentamento. I “Lunghi Orecchi” decisero allora di uccidere tutti gli schiavi e di banchettare con le loro carni. Ma il piano fallì e, al contrario, i “Corti Orecchi” riuscirono a sconfiggere gli oppressori e divennero padroni dell’isola. La storia getta una luce mitica sulla provata distruzione di decine di Moai e sulla pratica del cannibalismo effettivamente diffusa su un’isola desolata e quasi del tutto disboscata come era quella che si presentò agli occhi del primo occidentale.

IL CONTATTO CON L’ESTERNO

L’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen arrivò a Rapa Nui la domenica di Pasqua del 1722, da qui il nome “Isola di Pasqua”; l’assenza di manufatti moderni faceva pensare alla totale mancanza di contatto con il mondo esterno. Nel 1774 il capitano inglese James Cook, riferì per la prima volta che i moai furono danneggiati in conseguenza di guerre tra i vari clan. Dal XIX secolo i contatti con il mondo esterno portarono gradualmente all’estinzione del popolo di rapanui, che fu deportato prima dai peruviani per andare a lavorare nei depositi di guano nelle Isole di Chincha, poi dai francesi per andare a lavorare nelle piantagioni di Tahiti e poi dai missionari cattolici per le isole di Mangareva. Nel 1888 l’isola fu annessa ufficialmente al Cile, che mantenne una condotta imperiale almeno fino al 2008, quando l’Isola di Pasqua ha visto riconosciuto lo status di territorio especial, ovvero maggiore autonomia, anche se dal punto di vista economico è sempre vincolante il legame con il Cile.

 

 

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RANO RARAKU: Soprannominato “il vivaio”, questo vulcano spento è la cava dove venivano estratti i blocchi di tufo utilizzati per scolpire i moai; molti di questi sono rimasti nei dintorni in attesa di un trasporto che non ci fu mai stato.

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ITINERARIO EFFETTUATO (agosto 2013):

16 agosto: Santiago – Isola di Pasqua: Hanga Roa, Tahai Complex aereo
17 agosto: Isola di Pasqua: (scooter):
Hanga Roa, Vaihu’/ Hanga Te’è, Akahanga, Rano Raraku, Ahu Tongariki, Papa Vaka, Ke Pito Kura, Anakena, Ahu Akivi, Puna Pau, Hanga Roa. Aereo/camp
18 agosto Isola di Pasqua (scooter):
Hanga Roa, Orongo, Anakena, Hanga Roa camp
19 agosto Isola di Pasqua (trek):
Hanga Roa, Tahai Complex, Ahu Tepeu, Hanga Roa camp
20 agosto Isola di Pasqua – Santiago ostello
21 agosto Santiago (visita città) ostello
22 agosto Santiago – Madrid aereo
23 agosto Madrid – Roma aereo

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